Cambiamenti climatici – Global warming: verità o truffa?

Quanta CO2 immetterà in atmosfera questo libro? Sicuramente molta. Pensiamo per esempio alla stampa, al trasporto e all’energia elettrica che verrà consumata nelle fasi di vendita. Anche la versione e-book darà il suo contributo, del resto Internet funziona con l’energia elettrica e in qualche modo bisognerà produrla.

Vorrei però spezzare una lancia in favore dell’anidride carbonica il quanto, questo famigerato gas serra è in realtà indispensabile alla vita sulla terra. Oltretutto la CO2 non è nemmeno il numero uno dei gas ad effetto serra, tale posizione nella classifica è occupata dal vapore, cioè dall’acqua allo stato gassoso, la cui presenza in atmosfera è regolata in modo praticamente esclusivo dagli oceani.

Eppure nessuno vuole l’anidride carbonica e tutti cercano di ridurla. Al mio paese si direbbe che è amata come i cani in chiesa. Ma che vi ha fatto la povera CO2?

Mi dicono dalla regia che il gas in questione sarebbe responsabile del global warming e dei cambiamenti climatici. Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Ora, intendiamoci, l’inquinamento è un grave problema. Ogni giorno tonnellate di sostanze inquinanti vengono immesse in atmosfera, nelle acque e nei terreni, e questo provoca gravi danni alla nostra salute e a quella di ogni specie vivente. Sul tema dell’inquinamento c’è molto da fare e dovremmo tutti impegnarci per ridurlo il più possibile. Però, da qui a dire che l’uomo con le sue emissioni sia in grado di cambiare il clima terrestre ce ne passa, e parecchio.

Tutti però, ma proprio tutti tutti, sono concordi nell’affermare che l’immissione di CO2 in atmosfera sia la causa dell’aumento delle temperature sulla terra. Ecco: quando tutti, ma proprio tutti sono d’accordo su qualcosa allora è bene drizzare le antenne in quanto è molto probabile che chi dissente sia stato, in qualche modo, messo a tacere.

E se la storia del riscaldamento globale di origine antropica fosse solo un’invenzione degli Stati e dei politici per spillare ancora più soldi ai contribuenti e per testimoniare la loro utilità e il loro essere indispensabili? Perché gli Stati, i governi e i politici hanno sempre bisogno di un nemico per spaventare gli elettori/contribuenti, per avere sempre più denaro da gestire e mani libere per gestirlo con il massimo interesse personale possibile. E non c’è miglior nemico di quello inesistente, da questo punto di vista l’operazione sarebbe da considerarsi un vero colpo di genio.

Nel 2007 Al Gore, il mancato presidente americano riciclatosi come politico grazie all’ambientalismo e vincitore di un premio Nobel per la pace, premio che evidentemente non si nega a nessuno a prescindere da eventuali meriti (Obama docet), dichiarava, tra le altre cose, che nel 2013 i ghiacci del Polo Nord si sarebbero tutti sciolti, con conseguenti catastrofi correlate, dovute al tremendo e conseguente innalzamento del livello dei mari. Oggi nel 2017 notiamo che i suddetti ghiacci sono ancora tutti lì, anzi, che la loro estensione è addirittura aumentata, tanto che abbiamo perso il conto degli scienziati rimasti bloccati nel ghiaccio con le loro navi mentre andavano, paradossalmente, a studiarne proprio lo scioglimento.

Certo, tutti fenomeni col senno di poi, potrebbe dire qualcuno. In realtà anche con il senno di allora, chiunque avrebbe dovuto sapere che lo scioglimento di un ghiaccio immerso in un liquido, non aumenta il livello del liquido stesso. Fate una prova con un bicchiere d’acqua e un cubetto di ghiaccio e sperimenterete il principio di Archimede, una roba scoperta ben più di 2000 anni fa, quando i premi Nobel non esistevano ancora. In base a tale principio, anche se si sciogliessero tutti i ghiacci del Polo Nord, i quali non appoggiano sulla terraferma ma ‘galleggiano’ sull’acqua, il livello dei mari non si alzerebbe di un millimetro.

Tu parli bene, mi ha detto un amico tempo fa, ma non pensi al povero orso bianco derelitto che fanno sempre vedere al TG5? Be’, il mammifero in questione probabilmente è andato a orsacce e si è preso qualche strana malattia che lo ha ridotto in quello stato (in realtà pare che quell’esemplare sia una femmina). La realtà è che il numero degli orsi bianchi al Polo Nord è passato dai 5.000 del 1950 ai 20/25.000 del 2005, dati della International Bear Association pubblicati dal New York Times. Insomma, tutta ‘sta moria di orsi bianchi mi pare proprio che non ci sia.

Torniamo al nostro Al Gore. Nel documentario il premio Nobel mostrava un interessante grafico. Su due linee erano indicate le variazioni nel tempo di livello di CO2 e temperature terrestre, la scala temporale rappresentava un periodo di 650.000 anni. L’andamento delle due linee mostrava una inequivocabile correlazione tra l’aumento della CO2 e quello della temperatura. Piccolo particolare: sulla scala temporale la linea della temperatura è leggermente in anticipo rispetto a quella della CO2, e dato che tale scala rappresenta periodi nell’ordine delle centinaia di migliaia di anni, quel piccolo anticipo è in realtà un periodo tra i 200 e i 500 anni. Come dire che prima aumenta la temperatura e poi sale la CO2. Se è vero che gli oceani regolano la presenza di CO2 in atmosfera fino al 95% del suo totale, allora non possiamo non concordare che il global warming di origine antropica sia solo un’invenzione. Del resto il clima terrestre non è mai stato costante, semplicemente perché costante non è l’attività solare. Periodi molto caldi si sono alternati a ere glaciali, e tutto questo anche molto prima della comparsa dell’uomo sulla terra.

Gli scienziati che dissentono dalle conclusioni dell’IPCC non hanno tuttavia spazio sui media e non possono far conoscere la loro posizione. Eppure sono veramente in tanti a confutare la tesi del global warming di origine antropica. Tra loro vale la pena ricordare Patrick Moore, ambientalista della prima ora e fondatore di Greenpeace.

Ecco i video nel quale illustra e argomenta la sua posizione:

Per chi non mastica l’inglese ma vuole comunque informarsi in modo completo sulla questione dei cambiamenti climatici, ecco il video realizzato dall’emittente inglese Channel 4 e sottolineato in italiano, dal titolo: “La Grande Truffa del Riscaldamento Globale”. Spendete un’oretta del vostro tempo per vederlo, ne vale veramente la pena.

In conclusione: valutiamo sempre obiettivamente e senza pregiudizi ogni posizione e non prendiamo per oro colato tutto ciò che ci passano i media mainstream.

Parafrasando Jobs direi: stay curios, stay skeptic and, above all, book the book “Il Livello Zero in Economia e Politica“!

 

La Ferrari che vince non è “schiava di Roma”

Quale appassionato di sport motoristici e tifoso Ferrari sono molto contento del successo di Vettel nel GP di Formula 1 disputato oggi in Bahrain. Mi infastidisce però la retorica statalista che inevitabilmente ne segue, a partire dall’inno di Mameli sul podio per arrivare ai messaggi del presidente della repubblica o al tweet del presidente del consiglio. Il mio fastidio non è dato da una posizione ideologica ma da un ragionamento logico. La Ferrari è un’azienda privata di proprietà di un gruppo di investimento (Exor N.V.) di diritto olandese, che opera in un mercato globale dal quale attinge uomini, risorse e tecnologie. Ma il punto fondamentale non è questo. Il suo essere azienda privata la rende totalmente distante da qualsiasi logica statalista e patriottica. Del resto una caratteristica intrinseca dello Stato socialdemocratico moderno è proprio quella di cercare di limitare quanto più possibile l’iniziativa privata in ambito economico, in quanto il successo dell’impresa privata rappresenta un freno all’espansione dello Stato stesso. E così gli Stati impongono all’azienda privata tasse insostenibili, leggi e burocrazie assurde ed estremamente costose con il malcelato obiettivo di far naufragare l’iniziativa privata e affermare la propria supremazia, e bisogna ammettere che in queste attività lo Stato italiano è indiscusso campione. Insomma, se i politici avessero un minimo di pudore eviterebbero di cercare di mettere il cappellino col tricolore sulla vittoria di un’azienda privata in una competizione internazionale.

Il tema delle contraddizioni dello Stato socialdemocratico moderno è ampiamente trattato nel libro “Il Livello Zero in Economia e Politica“.

Chi ha fiducia nelle istituzioni?

Girovagando sui social media mi capita spesso di leggere commenti di persone che ritengono che gli esseri umani siano alla costante ricerca di opportunità per imbrogliare e approfittarsi dei propri simili. Queste persone pensano che l’essere umano, posto in una condizione di potere o in qualche modo privilegiata, non si farà scrupoli nello sfruttarla a proprio vantaggio.

Quale antidoto e cura a questo presunto e innato istinto umano, tali persone indicano l’organizzazione statale, con le sue leggi, la sua burocrazia, e le sue istituzioni, nelle quali, i professionisti dell’odio verso il genere umano ripongono piena fiducia.

Mi chiedo: chi non ha fiducia nelle persone, come può averla nelle istituzioni? Da cosa sono composte queste ultime se non da esseri umani? E quali differenze esisterebbero tra gli esseri umani al di fuori delle istituzioni e quelli che stanno al loro interno? Il fatto di dover seguire procedure da loro stessi decise rende forse onesti, integerrimi e infallibili i cosiddetti servitori dello Stato? 

In realtà la Regola dell’Opportunità© descritta nel libro, spiega proprio come sia molto più probabile che i comportamenti opportunistici avvengano all’interno di sistemi e istituzioni pubbliche anziché nelle organizzazioni private.

Un’ulteriore contraddizione in cui cadono spesso coloro che hanno fiducia nelle istituzioni, è quella di auspicare l’inserimento di normative che limitino il numero di mandati per i politici. Tale desiderio è, di fatto, un’implicita ammissione della fallacia del sistema: non ci sarebbe affatto bisogno di un simile limite se il sistema pubblico non permettesse by design il comportamento opportunistico di chi detiene posizioni di potere al suo interno. La realtà, invece, è che per sua stessa natura il sistema politico/statale è generatore di corruzione e sprechi, e che una riduzione del numero di mandati dei politici porterebbe esattamente l’effetto contrario rispetto a quello desiderato. Il politico a orologeria potrebbe facilmente maturare l’idea di arraffare quanto più possibile nel poco tempo a disposizione e i comportamenti opportunistici non potrebbero che aumentare.

In sintesi, la fiducia nelle istituzioni è illogica e irrazionale (soprattutto per chi non ha fiducia nel genere umano) e la sua esistenza si regge esclusivamente su un sistema di manipolazione della comunicazione ampiamente descritto nel libro.

 

Comunicazione manipolata: Il caso Olio di Palma

Nel libro “Il Livello Zero in Economia e Politica” parlo anche di comunicazione e in particolare dei danni prodotti dalla sua manipolazione.

Il fenomeno delle mode alimentari è un esempio di come una bugia, ripetuta mille volte, possa diventare una verità. Il caso del burro è emblematico: a cavallo tra gli anni 70 e 80 abbiamo assistito a una campagna demonizzatrice nei suoi confronti che ne ha fortemente ridotto il consumo a favore delle dannosissime margarine, fatte con grassi vegetali idrogenati. Paradossalmente è proprio il burro oggi a essere indicato per sostituire il nuovo nemico pubblico della salute: l’olio di palma.

La campagna contro l’olio di palma non ha alcun fondamento scientifico e le accuse di un forte impatto ambientale negativo della sua produzione hanno poco senso logico. Tuttavia l’attivismo (interessato?) dei media mainstream ha creato una vera fobia nei confronti di questo grasso e i responsabili marketing del settore alimentare hanno cavalcato l’onda arrivando persino ad apporre l’etichetta “Non contiene olio di palma” su prodotti nei quali, normalmente, il suo utilizzo non era previsto.

Chi vuole può approfondire il tema leggendo questo articolo su The Fielder, che smonta una a una le accuse contro l’olio di palma. Chi invece volesse approfondire l’aspetto relativo alla manipolazione della comunicazione, può prenotare il libro “Il Livello Zero in Economia e Politica” cliccando QUI.

Attenzione però, si tratta di un libro ad alto contenuto di olio di palma!